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Il DSP

Dal DSR al DSP.
Adattare gli altoparlanti all'ambiente automotive ed adattare l'ambiente alle caratteristiche degli altoparlanti.

Dal DSR al DSP

 

Quando la ESB, dopo l’avvento della serie 7 con il DSR, cominciò a pensare al passo successivo, si pose come obbiettivo quello di superare l’ultimo degli ostacoli affinché, oltre che all'ampliamento della scena acustica, si potesse ottenere il corretto abbinamento di ogni altoparlante nell’ambiente in cui è collocato. Fino ad allora, anzi fino ad oggi, il problema è ancora irrisolto e la soluzione è quella di procedere per tentativi cambiando la posizione dei diffusori ed intervenendo con correttivi, per lo più molto costosi, per il trattamento dell’ambiente, spesso senza ottenere risultati soddisfacenti. Ovviamente la questione è complessa e l’intervento va fatto nelle due direzioni che sono: 1) Adattare i diffusori all’ambiente prima, per quanto è possibile; 2) Adattare l’ambiente alle particolari caratteristiche degli altoparlanti.

 

Ora è evidente che il costruttore di altoparlanti può agire solo sul primo punto. Quindi la soluzione ESB consisteva nel modificare il funzionamento degli altoparlanti correggendo livello, fase e ritardi, compensando cosi anomalie ambientali. Per il livello è un pò come quello che avviene nelle moderne cuffie con la cancellazione del rumore esterno: si produce un suono identico in opposizione di fase con quello che si desidera cancellare ed il risultato è zero rumore. Questa è una correzione di fase a 180 gradi. Nei diffusori, correzioni di livello di segno opposto a quanto di eccessivo rilevato nell’ambiente, porterebbe ad ottenere una curva di risposta lineare. Inoltre correzioni di livello e ritardi sono altrettanto efficaci per eliminare o correggere onde stazionarie e riflessioni indesiderate su determinate frequenze… ma, come abbiamo detto, la situazione è complessa e mai risolvibile al 100%. Quindi la ESB si era posta questo obbiettivo. Fatte tutte le opportune considerazioni sulla materia, il progetto fu abbandonato poichè si era certi che la complessità delle analisi e dei calcoli per arrivare a correggere livelli, fase e ritardi degli altoparlanti richiedeva tecnologie (processori di segnale) che allora non erano disponibili se non in applicazioni professionali costosissime, quindi non commerciali.  

Pochi anni dopo, agli inizi del 2000, tale tecnolgia diventa disponibile con processori sempre piu potenti che grazie ad algoritmi ed a software (e firmware) altrettanto avanzati, risolveranno problematiche di acustica ambientale prima nelle realizzazioni professionali, poi in quelle commerciali. Al punto che per la sonorizzazione degli angusti abitacoli delle macchine, questa tecnologia viene applicata sempre piu massivamente fino ad arrivare alla data odierna e sembra essere l’unica soluzione per installare in auto degli altoparlanti in tempi brevi e con risultati almeno soddisfacenti se non straordinari come crossoveraggio (scelta delle frequenze di utilizzo di ogni singolo altoparlante), come livello di risposta in frequenza, come ritardo e fase dei segnali rispetto al punto di ascolto. Sempre un “solo punto di ascolto”, come avveniva nel domestico al centro della scena acustica, prima che arrivasse la serie 7 con il DSR, ma almeno con il suono corretto in quel punto, per quanto fosse possibile, con il solo impianto audio senza modificare alcunchè dell’abitacolo. Si può ancora disquisire che un solo punto di ascolto ottimale in auto non è sufficiente, poichè ce ne sono almeno quattro da soddisfare, ma un grande risultato è stato raggiunto. E’ nato il DSP (Digital Signal Processor).

Bene, ora la Ricerca ESB può ripartire e, coniugando DSR e DSP, forse arriveremo ad un suono corretto, solo grazie all’ausilio dell’impianto elettroacustico, per le quattro posizioni di ascolto. Sarà possibile? Vedremo. Ovviamente quello che si riuscirà a fare in auto avrà valenza anche in qualsiasi altro ambiente, poichè si sta solo agendo sull’elettronica e gli altoparlanti, ma non sull’ambiente in cui l’impianto è collocato. Diremmo inoltre che un risultato parallelo che avremo raggiunto con tale ricerca sarà quello di aver messo ingegneri elettronici e di software a lavorare insieme ad ingegneri acustici, per lo stesso progetto. Se questo nel mondo dell’hi-fi succedeva di rado prima, forse potremmo dire che è arrivato il momento che l’high-end degli amplificatori e dei processori e l’high-end degli altoparlanti, anche grazie all’aiuto della tecnica digitale, possa concretizzarsi in un unico “prodotto” dalle caratteristiche eccezionali.